Cent'anni di storia
Nei primi anni venti del ventesimo secolo, Evasio Garrone decise di entrare nel mondo del vino e lo fece come commerciante: comprava vino dai contadini dei dintorni e poi lo rivendeva principalmente nel torinese. Dopo la seconda guerra mondiale, in un'Italia ancora devastata, in cui le ferrovie erano state distrutte dai bombardamenti, Evasio cominciò ad andare a vendere vino in Lombardia con la sua bicicletta: portava i campioni, prendeva gli ordini, e poi il vino veniva consegnato, se possibile con un camion, se no con un carro trainato da cavalli.
La ricerca della qualità
Innumerevoli sono le storie che si potrebbero raccontare di quegli anni eroici e quasi leggendari.... La qualità del vino era però un chiodo fisso per Evasio e per il figlio Luigi che era entrato in azienda, e così decisero di non comprare più vino ma di comprare le uve e vinificarle in modo da avere più controllo sulla qualità: furono gli anni delle code di bigonce piene di uva davanti a casa nel periodo della vendemmia e dei profumi di mosto che riempivano le notti e i giorni.
I primi impianti
In uno di questi giorni profumati di mosto Evasio morì, stremato da anni di fatiche: pochi mesi prima era nato Marco, il primogenito di Luigi, che sarebbe diventato enologo. Con lui Luigi cominciò ad impiantare vigneti, in modo da coltivare le uve che poi sarebbero diventate il vino Garrone, fino ad arrivare ad oggi, con dodici ettari di vigneto in produzione, circa ottantamila litri di vino nelle annate più produttive, una clientela affezionata in Piemonte, Valle d'Aosta e Lombardia e una proiezione ottimistica verso il futuro.